Cosa va indicato nella dichiarazione di successione
Beni da includere nell’inventario per non avere problemi con l’Agenzia delle Entrate
Contenuto della dichiarazione di successione: domande e risposte
- Quali beni sono obbligatori nella dichiarazione di successione?
- Gli immobili vanno sempre dichiarati?
- Bisogna inserire conti correnti e libretti di risparmio?
- Vanno dichiarati i veicoli e le auto?
- Azioni, quote e investimenti devono essere inventariati?
- Cosa fare con i debiti e i mutui?
- Ci sono beni che si possono escludere?
Quali beni sono obbligatori nella dichiarazione di successione?
La dichiarazione di successione serve a comunicare allo Stato tutto il patrimonio lasciato da una persona deceduta. Deve essere completa. Non si può scegliere cosa inserire. Ogni bene, diritto o credito deve essere elencato, anche se di poco valore.
È obbligatorio indicare:
- beni immobili (case, terreni, fabbricati)
- beni mobili registrati (auto, moto, natanti)
- conti correnti, carte, depositi bancari o postali
- azioni, obbligazioni, fondi, quote societarie
- crediti verso terzi
- beni indivisi, comproprietà, nuda proprietà
- oggetti di valore: gioielli, opere d’arte, collezioni
Non dichiarare qualcosa può causare problemi seri: multe, accertamenti fiscali, blocco dell’accettazione dell’eredità, cause tra eredi. L’inventario va redatto con scrupolo e firmato digitalmente da un erede o da un intermediario abilitato.
È importante sapere che l’Agenzia delle Entrate incrocia i dati con banche, PRA, catasto, INPS, quindi omettere un bene difficilmente passa inosservato.
Gli immobili vanno sempre dichiarati?
Sì, ogni bene immobile intestato al defunto deve essere inserito nella dichiarazione di successione, anche se in comproprietà, anche se senza rendita catastale (ad esempio un terreno agricolo), anche se non produce reddito.
Vanno indicati i dati catastali esatti, il tipo di diritto (proprietà, usufrutto, ecc.), la quota posseduta e la rendita catastale. Se l’immobile ha più intestatari, si specifica solo la parte appartenente al defunto.
La dichiarazione attiva anche il passaggio della proprietà agli eredi. Dopo la presentazione, l’Agenzia delle Entrate trasmette i dati al Catasto per l’aggiornamento. Se mancano dati o ci sono errori, il sistema rigetta l’atto o lo blocca in attesa di correzioni.
Bisogna inserire conti correnti e libretti di risparmio?
Sì, tutti i rapporti bancari e postali vanno dichiarati, anche se con saldo minimo o inattivi. Le banche rilasciano un certificato con la consistenza patrimoniale al giorno del decesso, che è obbligatorio allegare.
Questo include: conti correnti, conti deposito, carte prepagate con IBAN, libretti di risparmio, buoni fruttiferi, cassette di sicurezza (se presenti beni all’interno). I saldi vanno indicati per intero, non solo per la quota dell’erede.
Le banche bloccano automaticamente i conti alla morte del titolare. Per sbloccare le somme serve la successione presentata e registrata. Se mancano questi beni nella dichiarazione, gli istituti non permettono alcuna operazione.
Vanno dichiarati i veicoli e le auto?
Sì, ogni veicolo intestato al defunto va indicato: auto, moto, furgoni, camper, rimorchi, barche, motoscafi. Il PRA (Pubblico Registro Automobilistico) è collegato all’Agenzia e rileva tutto in automatico.
Per ciascun mezzo vanno indicati: targa, marca, modello, tipo di veicolo, eventuale valore stimato. Anche se il mezzo è fermo da anni o non marciante, va comunque inserito.
Chi eredita il mezzo dovrà poi fare il passaggio di proprietà presso il PRA. È necessario presentare l’attestazione di avvenuta successione. In mancanza, non è possibile rottamare, vendere o usare il veicolo legalmente.
Azioni, quote e investimenti devono essere inventariati?
Sì, vanno indicati tutti i titoli, azioni, fondi comuni, quote di società, obbligazioni, criptovalute, strumenti finanziari in generale. Anche se detenuti su conti esteri, anche se senza valore attuale.
Per azioni e obbligazioni vanno specificati ISIN, quantità, valore nominale, valore al momento della morte. Per le quote societarie, serve una visura aggiornata e l’indicazione della percentuale detenuta.
Anche le criptovalute (Bitcoin, Ethereum, ecc.) vanno dichiarate, con indicazione della quantità e del controvalore in euro al giorno del decesso. In caso contrario, l’omissione può essere sanzionata e l’erede può trovarsi escluso dalla gestione.
Cosa fare con i debiti e i mutui?
I debiti non si ignorano. Vanno indicati nella dichiarazione per ottenere la deduzione dal valore attivo dell’eredità. Così si calcola l’imposta solo sulla parte netta.
Si possono inserire:
- mutui ipotecari attivi su immobili del defunto
- prestiti personali intestati al defunto
- debiti verso fornitori o professionisti (con prova scritta)
- spese funerarie (fino a 1.032 euro detraibili)
Per ogni debito bisogna fornire documentazione: estratti, contratti, certificati. I debiti tra privati (non registrati) non vengono riconosciuti se non dimostrabili. Le eventuali passività abbassano l’imponibile e quindi l’imposta dovuta.
Ci sono beni che si possono escludere?
Sì, ma con attenzione. Alcuni beni non vanno inseriti perché non fanno parte del patrimonio ereditabile, come ad esempio:
- beni donati in vita con atto notarile
- polizze vita con beneficiario designato
- compensi professionali maturati ma non incassati
- beni intestati a terzi con usufrutto al defunto
Attenzione: escludere beni che invece rientrano nell’eredità può causare accertamenti, multe e ricorsi tra gli eredi. Se hai dubbi, è meglio inserirli e far valutare poi dal fisco se sono soggetti a imposta o meno.
In ogni caso, la dichiarazione di successione va sempre fatta in modo preciso, completo, con allegati aggiornati e firme corrette. Evitare errori significa evitare problemi, blocchi o sanzioni future.